April 30, 2012

I PIANI SEGRETI DI MONTI E MERKEL

Ebbene si lo confesso: sono un lettore compulsivo di "repubblica delle banane di de benedetti".
Mi dicono che sia così per le sigarette, ogni giorno ci si ripromette di fumare l'ultima e poi si ricomincia dieci minuti dopo. Si lo confesso: "repubblica delle banane di de benedetti" è  divertente. Riuscire a fare un giornale di buffonate, di ridicola adulazione, di menzogne, di disinformazione sistematica su una tela che mostra la sua trama da tutti i buchi, un giornale che ogni giorno sfida la credulità del suo povero pubblico è un'impresa che, certo, non merita rispetto alcuno, ma che riesce a strappare un sorriso amaro. Chi non ha sorriso di fronte alla sfacciataggine del truffatore alla italiana, protagonista di tanti film cinici e divertenti di cui Cine Città aveva il segreto?


Eppoi, si sa, siamo tutti sensibili al piacere inutile, e lo ammetto, poco elegante, del "te l'avevo detto". (Vedi i miei due "posts" del 24 gennaio). Ebbene "repubblica delle banane di de benedetti" titola la sua edizione internet di oggi con:
"Crescita: Un piano segreto di Monti-Merkel". Se siete di buon umore e potete prendervi senza rattristarvi troppo una dose di piaggeria, non perdetevelo. Vi troverete delle perle come: "il nuovo asse Roma-Berlino" (Dio ci liberi, non è forse bastato il primo?),  Monti e il suo ministro degli esteri protagonisti della rinascita dell'Europa, l'Italia virtuosa dopo i partouze sessuali e di spesa del Berlusconi, (non citato ma si capisce, in altra parte del giornale si da dovizia di registrazioni telefoniche che non presentano nessun interesse pubblico ma servono bene lo scopo della distruzione di un avversario in affari del de benedetti). Quando poi si tratta di descrivere quali sarebbero la misure volte a stimolare la crescita, ebbene si resta sulla propria fame, perché c'è il vuoto pneumatico dell'informazione. Normale diranno alcuni, è un segreto, ma non un segreto istruttorio sancito dalla legge, la legge che "repubblica delle banane di de benedetti" insulta un giorno si e l'altro si, è il segreto delle armi dell'asse Roma Berlino, tanto attese oggi come sessanta sette anni fa quando non sembra  fossero arrivate in tempo per salvare i due sinistri buffoni dell'asse precedente.


E siccome sono in vena di confessioni e sono discendente di resistenti veri in due paesi diversamente martoriati dall'asse Roma-Berlino, mi viene di aggiungere che non piangerei lacrime irrefrenabili al vedere  questo Monti, quest'impostore figlio di gesuiti  che ha osato riferirsi ai valori della Resistenza per servire i suoi scopi di bancario/burocrate/professorino dei miei stivali, fare la stessa fine del suo predecessore in assi romani. Ma son sogni, inoffensivi e inutili!


Però "mi consenta" (come avrebbe detto il suo ex-amico Berlusca) professorino Monti, lasci stare la Resistenza, parli se vuole di un'altra tassa, una tassa sul macinato o ancora meglio sul macinabile, ma abbia il decoro di non insozzare con la sua boccaccia il ricordo di coloro che sono morti per non inginocchiarsi di fronte all'asse Berlino-Roma.


Il nuovo asse Roma-Berlino, che esiste sopratutto nella teste romane, se è qualcosa è solo il progetto di distruzione della sovranità nazionale dei paesi che hanno aderito alla cosiddetta Unione, è solo la volontà di burocrati senza legittimità di farla finita con i diritti politici dei cittadini.

La Merkel, che può parlare chiaro, lo ha detto bene: "Faremo in modo che la validità dei trattati sia fuori dalla portata di qualsiasi possibile rinegoziazione". 
Cosa abbiamo bisogno di più per svegliarci? Un trattato che non possa essere rinegoziato o semplicemente denunciato, non è più un trattato sottoscritto da uno stato sovrano, è un diktat imposto ad un territorio occupato


I veri nemici dell'Europa sono i delinquenti contro le Costituzioni nazionali, gli  aderenti alla banda di gangster in vestitino grigio di bancario che si sono impossessati di Bruxelles e da li e dalle capitali che sono cadute in mano loro, conducono una guerra sistematica alla democrazia, alla libertà, alla dignità dei popoli Europei.


Quanto al Napolitano, si può sperare per lui che di fronte ad un improbabile tribunale della Storia, possa invocare l'attenuante della senilità e della "demontia".

Intanto si consuma la tragedia di centinai di migliaia di italiani, la crescita dei suicidi di lavoratori e imprenditori, l'aggravarsi  le condizioni di vita di tutti, la fine  delle legittime speranze dei giovani che si infrangono di fronte al precariato e la disoccupazione a vita.

April 25, 2012

NAPOLITANO E MONTI HANNO RAGIONE

da repubblica (delle banane di de benedetti):

Napolitano: «Non dar fiato ai demagoghi»
Monti: «Cambiare modo di pensare»

 

 Hanno ragione!

 

Napolitano ha ragione, non biosgna dare fiato ai demagoghi, e già che ci siamo non bisogna non dare fiato agli elettori. Fiato, flatus, voce, voto, basta con queste fesserie. Quando uno ha un burocrate di Bruxelles in casa che bisogno ha di fiatare?


Monti ha ragione, bisogno cambiar corso di pensieri, basta con il consumismo forsennato delle classi popolari, quando dovete comprare un paio di scarpe nuove, mettetivi a letto, tanto il lavoro non c'è l'avete e non c'è nessun fabbrica che v'aspetta.

Quando avete appetito, pensate alla faccia di Monti e avrete voglia di morire, la misura più radicale ed efficace per ridurre le spese.

April 23, 2012

L'EURO E IL DECLINO DELL'EUROPA

Un amico mi ha inviato questo disegno.

Un disegno, si dice, vale mille parole. È tanto vero che verrebbe voglia di non aggiungere nessun commento al grafico riprodotto qui sopra.


Mi limito a fornire un breve promemoria e porre alcune domande che trovano visiva risposta nel disegnino proposto alla vostra attenzione:


L'euro entrò in circolazione il primo gennaio 2002.

Dove stava la crescita industriale della Germania nel 2002 rispetto alle altre tre grandi economie della zona Euro?


Quando è cominciato il declino di Italia, Spagna e Francia?


Quando si è verificato il sorpasso della Germania in termini della dinamica di crescita della produzione industriale?


Dove stanno oggi Italia, Francia e Spagna rispetto ai loro risultati storici?


Sarà forse grazie all'euro che in Italia siamo tornati al livello di  VENTIQUATTRO anni fa?


Lascio ai lettori l'uso del buon senso per trarre le conclusioni che sembreranno loro più  ragionevoli.


Per parte mia mi da un poco di sollievo gridare:
I servitori dell'euro sono i traditori della nostra patria, della nostra gente, dei nostri lavoratori dei nostri giovani.

I francesi hanno impartito una memorabile lezione a Sarkozy che ha due settimane, se vuole vincere le elezioni presidenziali,  per far dimenticare la sua sudditanza alla Merkel e all'euro. Ci riuscirà? È poco probabile.

Ma noi italiani quando daremo una lezione a Napolitano / Monti?
C'è un farabutto nella schiera dei lacchè del potente del momento che ha proposto di posporre le elezioni per lasciareil tempo a Monti di finirla con l'Italia e gli italiani.
Attenzione, dal colpo di stato al plebiscito il passo è breve!





CHI HA VOGLIA DI AVERE INUTILMENTE RAGIONE?

Chi scrive non ha mai preteso di esser un tecnico, di avere una qualche autorità sancita da un diplomino della Boccioni, chi scrive si appella ad una lunga tradizione di pensiero europeo, e massime inglese, che considera che, anche se mal ripartito, il senso comune è dato a tutti gli esseri umani ed è uno strumento straordinariamente efficace per dirimere, in particolare ma non solo, le questioni che nascono dalla vita sociale.


Il senso comune e la matematica delle quattro operazioni sarebbero stati  sufficienti a predire che l'applicazione di misure fiscali  draconiane (e vessatorie) avrebbe aggravato la flessione del PIL in Italia, lo stesso senso comune era sufficiente per predire che la flessione del PIL avrebbe colpito il gettito fiscale rendendo elusivo il raggiungimento degli obbiettivi perseguiti di rapida riduzione del debito in proporzione con il PIL stesso.


Tutto questo il senso comune lo sa, i tecnici e qualcosa di più delle quattro operazioni, servirebbero per trovare il giusto punto di equilibrio tra l'aumento del gravame tributario e l'effetto di contrazione del PIL.
Dai "tecnici" al governo nessuno si aspetta che facciano politica, che guidino un paese e un popolo fuori dalla tormenta che gli si è abbattuta addosso, nessuno pensa senza ridere amaramente, a Monti come a un de Gaulle, a un Churchill, a una Thatcher o persino a un Tony Blair.* Il governo che ci ha imposto il colpo di stato di Napolitano è il governo del tramonto della politica, della notte della polis, della preparazione a quello che ci aspetta, la fine della sovranità popolare e l'esercizio del potere da parte di fatui e insignificanti burocrati, oggi installati a Roma, domani a Bruxelles o Berlino.


Ma la cosa tragicomica è che questi non sono neanche "tecnici", questi sono impostori, ciarlatani, apprendisti stregoni che non sanno fare il loro mestiere, e i risultati sono davanti gli occhi di tutti: per propria ammissione del governo, la recessione che si aggrava ogni giorno renderà impossibile il raggiungimento degli scopi perseguiti nei tempi annunciati.
Bravo Monti! Bravo Passera! Bravo Caccia, Ciccia o Ciaccia o come diavolo si chiama!
 


Un'amica mi faceva notare:


"In fondo che  Monti sia Presidente del Consiglio dei Ministri non mi importa niente, uno zero in più in una lista lunghissima di zeri che hanno occupato lo stesso scranno. Quello che mi scandalizza è che questo zero ha occupato una cattedra universitaria, ha fatto dei discepoli, ha parlato con autorità a dei giovani piuttosto innocenti le cui famiglie han fatto sacrifici per mandarli alla "Boccioni". Questo Monti ha lasciato dietro di se un reggimento di allievi supponenti ("hue! non avremo mica pagato la Boccioni per niente?" da pronunciare se possibile con accentaccio vulgar-milanes-lumbard-berlusconiano) e peggio che ignoranti: privi di spirito critico, di autonomia di pensiero e di giudizio, dei montiani insomma."






* Giudicateli come volete ma è certo che ognuno dei citati avesse, in misura differente, una visione del destino del proprio paese, la capacità di farne partecipe, di convincere e guidare il popolo nella direzione da loro voluta. Tutti costoro hanno lasciato una marca nella storia del loro paese che corrisponde ad una volontà e non ad una situazione subita con opportunismo "tecnico ciarlatanesco".