Dal New York Times alcune parole ragionevoli.
Eurodämmerung
Things are falling apart in Europe; the center is not holding. Papandreou is going to hold a referendum; the vote will be no. Italian 10-years
at 6.29 at pixel time; that’s a level at which the cost of rolling over
the existing debt will force a default, even though Italy has a primary
surplus. And with everyone simultaneously pushing for fiscal austerity,
a recession seems almost certain, aggravating all of the continent’s
problems.
I’ve been charting this trainwreck for a couple of years, and am
feeling too weary to trace through it again right now. Let’s just say
that the euro was an inherently flawed idea that can work only given a
strong European economy and a significant degree of inflation, plus
open-ended credit to sovereigns facing speculative attack. Yet European
elites embraced the notion of economics as morality play, imposing
across-the-board austerity, tightening money despite low underlying
inflation, and have been too concerned with punishing sinners to notice
that everything was going to blow apart without an effective lender of
last resort.
The question I’m trying to answer right now is how the final act will
be played. At this point I’d guess soaring rates on Italian debt
leading to a gigantic bank run, both because of solvency fears about
Italian banks given a default and because of fear that Italy will end up
leaving the euro. This then leads to emergency bank closing, and once
that happens, a decision to drop the euro and install the new lira. Next
stop, France.
It all sounds apocalyptic and unreal. But how is this situation
supposed to resolve itself? The only route I see to avoid something like
this involves the ECB totally changing its spots, fast.
Aside from that, Mr. Draghi, are you enjoying your new job?
Ritornerò sulla questione ma per il momento vorrei concentrare l'attenzione su una linea del breve articolo di Paul Krugman:
"L'euro è un'idea con un vizio inerente che può
funzionare solo in un'economia europea forte con un alto tasso di
inflazione e un credito illimitato a favore degli debitori sovrani
(leggi Stati nazionali) per far fronte agli attacchi speculativi."
La speculazione ha individuato nel debito pubblico
italiano la prossima fonte di lucro (parliamo di miliardi di profitti) e
alimenta il panico nei mercati anche grazie al ruolo di irresponsabili
amplificatori di pronostici di sventure delle cosiddette
agenzie di rating.
L'Italia ha un debito pubblico inferiore al Giappone,
tale debito é in buona parte detenuto da soggetti residenti in Italia,
famiglie, aziende e istituzioni finanziarie. L'Italia, a livelli
ragionevoli di interessi rispetto al rischio intrinseco, è capace di
servire il proprio debito . L'Italia é il secondo paese industriale
dell'UE. In termini patrimoniali (capacità produttiva, capitale fisso,
capitale umano, risparmio netto dei cittadini) il debito pubblico
italiano é quasi ridicolo.
Cosa sa la speculazione che noi non sappiamo? Una sola
piccola cosa: l'Italia non controlla la moneta nella quale è
denominato il suo debito e l'accesso dell'Italia alle risorse monetarie
(in soldoni: banconote) necessarie per far fronte ad una attacco
speculativo sono controllate da altri, anzi da un altro paese, la
Germania.
Ne consegue che se non cambiano le regole di
funzionamento della Banca Centrale Europea (ricordo che qualche decennio
fa tutte le banche centrali dei paesi europei prestavano danari ai loro
governi) o se, alternativamente, l'Italia non esce dall'euro e ritrova la propria
sovranità monetaria, l'unica variabile percorribile è una manovra
tributaria draconiana che sottragga liquidità al sistema per ridurre il
debito esterno. Sperare di risolvere la debolezza intrinseca che
alimenta la speculazione internazionale con la leva tributaria è una
speranza TOTALMENTE ILLUSORIA.
Dopo un decennio di stagnazione economica l'aumento del
prelievo fiscale ha immediate conseguenze recessive e causa a sua volta
una riduzione del gettito fiscale, ma sopratutto non sana le fondamenta
stesse della posta della speculazione finanziaria che si basa su un
fatto semplice:
L'ITALIA NON CONTROLLA LA DIVISA NELLA QUALE È DENOMINATO IL SUO DEBITO!
LA NOMINA DEL FORSENNATO MONTI È STATO IL SEGNALE DELLA
RESA DEL NOSTRO PAESE AGLI INTERESSI TEDESCHI, ALLE BANCHE D'AFFARI, ALLA CASTA BRUSSELLESE.
Non si sa se ridere o piangere, ma è certo che se
l'Italia avesse emesso obligazioni pubbliche in dollari americani
avrebbe avuto la stessa influenza sulla FED che ha sulla BCE, ovvero
nessuna, ma almeno il suo debito si sarebbe svalutato del 30%. Prova del nove della follia di chi pretende guidare il nostro paese.

Fuori l'Italia dall'Europa.Torniamo alle vecchie rigide frontiere con tanto di passaporto e tante belle monetine diverse
ReplyDeletePoi già che ci siamo diciamo che ci siamo sonoramente sbagliati 150 anni fa e che forme sarebbe utile un paese più sovietico e meno parlamentare
Gentile Anonimo,
ReplyDeleteGrazie per il suo commento anche se non sono d'accordo sull'identificazione euro (una moneta), Europa (un continente, un fondamento culturale comune a quasi tutte le nazioni che occupano questo continente) e Unione Europea (un progetto di cooperazione, poi di "unione" tra un numero crescente di Stati nazionali).
Dall'Europa continente non usciamo. Dell'Europa come coscienza, come cultura, l'Italia è membro per così dire costitutivo, ne uscissimo noi l'Europa sarebbe un'altra, ma anche questo non è possibile, non si disfano per decreto 1500 anni di storia. Dalla Unione Europea possiamo uscire? Certo ma perché dovremmo uscirne? La questione è cosa crediamo che debba essere l'UE. Forse ci sono alternative alla UE come la concepiscono gli attuali governi francese e tedesco o la burocrazia europea arroccata sui suoi privilegi. Di questo si può discutere, o no?
Dall'euro poi, si può uscire senza rinunciare al resto, è una moneta, non è una bandiera, è uno strumento non è un fine. Se non funziona, se fa più male che bene, e se non si può modificare, lo si abbandona. Ma insomma, se uno soffre di depressione e la medicina che gli danno provoca tre tentati suicidi, che si fa si rincara la dose o si prova qualcosa d'altro?
In politica gli esperti servono in cucina non ai piani alti. Al governo servono degli uomini e donne di grandi visoni che hanno ricevuti la fiducia e il mandato dei cittadini che dovrebbero essere animati dal desiderio del bene comune e armati di tanto buon senso, di senso comune. In Europa mancano ogni giorno di più tanto i primi quanto i secondi. Dobbiamo disperare? Facciamo finta di no e andiamo avanti.
Sul soviet e i parlamenti, sono d'accordo con lei: più rispetto per i parlamenti nazionali e meno poteri ai soviet delle commissioni e dei commissari (si chiamano commissari i capoccioni di Bruxelles , proprio come in URSS)